“La Voce degli Alberi”

Atelier “La Voce degli Alberi: gli alberi ci parlano, impariamo ad ascoltarli”. A.s. 2016/2017

Mattino, sole, aria di primavera e voci di bimbi che risuonano dalle stanze. Per cinque incontri a materna, ad ogni appuntamento, prelevo dalle stanze i cuccioli che porterò fuori in giardino, a cercar materiali, come piccoli perlustratori e ricercatori con occhi di falco e orecchie di volpe. Che non ci scappi nulla! Un sassolino, una lumachina, uno stelo di erba, una foglia, un ago di pino. E poi dentro, nella biblioteca, per creare e fare arte con le forme della natura. Una ciurma di sei o sette bimbi dai quattro ai sei anni. Tutto parte dal giardino, dalla natura.

Il giardino è uno scrigno pieno di tesori. Ci sono colori, profumi, odori, rumori e alberi, ohhh… gli alberi. Vedete, esistono tanti alberi, voi quali conoscete? Dopo questa domanda, solitamente, cominciano tutti a parlar di mele 🙂 , giustamente, sono buonissime, le mele, ma esistono tanti tipi di alberi, oltre a quelli da frutto: alberi enormi, cosi grandi che quasi non se ne vede la fine e ci sono alberi piccoli piccoli, alcuni sono stretti e alti, altri larghi e bassi. Sono tutti diversi e bellissimi, proprio come noi.

Ma, gli alberi, cosa fanno?

Fiori, foglie, frutti!

E poi? Si spostano?

Noooo!

Vanno in autobus o in motorino?

Ma no!

Prendono la macchina?

No!

Quelli più grandi vanno al bar a bere il caffè?

Ma no, ma cosa ci dici Roberta?

Ma parlano, gli alberi?

Nooooo…

E invece siiiii!

Sapete, esistono degli uomini sempre alla ricerca di cose nuove e stanno scoprendo che gli alberi, tra loro, parlano! Addirittura si aiutano a vicenda! Ma la loro è una lingua silenziosa, è un altro parlare. Una voce senza suoni, una lingua misteriosa, magica e voi, fuori, in giardino, ne avete sicuramente alcuni grandi o piccoli, tutti da scoprire! Magari avete un “albero mamma”, un albero che si cura di tutti gli altri alberi! E sapete qual è la cosa che mi stupisce di più? (Dico, mentre sfogliamo un bel libro trovato in biblioteca, ovviamente sugli alberi) Che gli alberi, anche il più grande, come questo (mostro una sequoia), nascono da questo (mostro un seme).

Come fa un albero a sapere che dovrà crescere e a sapere tutto il resto, cioè come fare foglie e frutti e ingrandirsi, a partire da qui dentro? (Mostro nuovamente il seme). Non è già questa, forse, una magia? Una vera magia che ci scappa da sotto agli occhi perché le vere magie si nascondono e sembrano spesso cose “normali”.

Questo atelier esiste grazie al Comune di Ravenna, all’associazione Fatabutega e a tutti gli altri atelieristi che ogni anno si incontrano, per parlare di un tema da portare ai bimbi delle materne. Devo ringraziare tutti loro se quest’anno posso parlare di alberi, tema che mi è particolarmente caro.

Successivamente ad un incontro con le maestre e i maestri delle materne, ho cercato di sviluppare il tema seguendo un percorso riferito anche all’ identità, un po’ come se noi fossimo gli alberi e gli alberi fossero noi, come fratelli e sorelle, identità vegetali. Anche il giardino è noi e noi siamo il giardino, siamo tutt’uno con ciò che ci circonda.

Come lavoro finale, oltre alle esperienze dei piccoli grandi partecipanti, esposte in una piccola mostra, alle scuole materne rimarranno “capanne-nido”, volti per alberi fatti a partire da un progetto dei bambini, da un volto d’argilla e un gioco di costruzione e creatività in legno di Ibisco. I volti per gli alberi sono realizzati  in cartapesta, dipinti con argilla e terra del giardino della materna, protetti  da un fissativo idrorepellente e fissati sugli alberi scelti, pronti per essere decorati.

Dopo tutta questa ricerca creativa sugli alberi, potremo, forse, arrivare almeno a sentirli ridere di gioia?

Sarebbe meraviglioso.


 

Vademecum: la “Fiaba Creativa”

In copertina un meraviglioso acrilico su legno di Olaf Hajek dal titolo “Nature Man 3”.

L’anno che sta per passare è stato un anno pieno di novità, un anno intenso. Un cambio di casa, una nuova sede lavorativa, tante nuove idee e soddisfazioni , nuove e adorabili persone sono entrate nella mia vita.

Per prima cosa non posso fare altro che parlare del Centro la Lucertola di Ravenna, un luogo meraviglioso in cui sono approdata grazie all’Associazione Fatabutega, un centro per l’ambiente con una falegnameria fantastica! E certamente, non solo la falegnameria 😀 (anche il prezioso magazzino pieno di materiali). Un ottimo staff pieno di persone competenti e creative, da anni e per l’anno che è in arrivo se ne vedranno delle belle (potete seguirci sulla pagina Facebook).

Ma veniamo al dunque, esiste un mondo, quello della creatività, che permea ogni cosa. Io lo vedo ovunque, dal pulviscolo alla foglia, dall’insetto all’albero, dalla terra alle galassie. Ogni cosa per me è arte (e danza, ma questo meriterebbe un altro articolo). In tutto ciò si può ben capire che con così tanta arte che ci circonda ovunque non si possa che creare confusione, ad un certo punto. Come dare un senso alle cose? Gli umani hanno sempre cercato di riprodurre a loro immagine e somiglianza (si, mi ricorda qualcosa) tutto ciò che non gli era direttamente visibile, per catalogare l’inspiegabile ed ecco comparire fate, gnomi e folletti. Esiste un altro luogo in cui l’invisibile viene catalogato, questo luogo che partecipa dell’infinito è nei simboli. I simboli a loro volta navigano nei fiumi della memoria, pronti a scaturire da ciò che Jung chiamava inconscio collettivo, sostando tra favole e miti. Fantasie e creatività possono iniziare a prendere forma, senso compiuto, soltanto modificando l’ordine di apparizione e successione di questi simboli, giocando con la dinamicità e capacità di trasformazione di questi simboli. Ne sa qualcosa il Signor Propp con la sua Morfologia della fiaba o l’immancabile Gilbert Durand con Le strutture antropologiche dell’immaginario.

Per me e il mio personale percorso, in poche parole > arte> creatività> fantasia> simboli> fiaba.

(La casa della strega Baba Yaga secondo Feng Zhu design)

Sta prendendo forma, tramite questo susseguirsi di parole e forme, ciò che io chiamo la “Fiaba Creativa”, in essa vi rientrano tante tecniche pittoriche, scultura, manualità creativa di ogni forma, danza e movimento. Un sentiero, quello dei simboli, codificabile attraverso altrettante forme espressive. Quest’anno abbiamo, con i bambini del Laboratori Pinocchio, incontrato una strega che ci ha fatto lavorare e dividere la carta, creato rifugi e nidi, disegnato mappe, percorso boschi verticali e ponti lunghissimi, castelli, incontrato animali magici. Stiamo crescendo vivendo la favola creativa, creiamo e viviamo nella fantasia, riportiamo il nostro immaginario su carta o nella scultura, rendiamo viva la favola.

Apprendere quindi tecniche espressive e vivere, per così dire, un percorso iniziatico, è possibile anche sin dalla tenera età perché ogni prova di vita è una iniziazione alla meraviglia che ci circonda e non c’è nulla di meglio dell’arte per poterlo vivere.

Per avere una idea generale di tutto ciò che è avvenuto in un anno di laboratori vi invito a visitare la mia pagina Pinterest My Lab. Pinterest è un canale che utilizzo molto per conservare le documentazioni e creare uno spazio attivo di ricerca da poter condividere con genitori e insegnanti. Molti dei miei incontri o progetti di partecipazione sono conservati in forma di immagini e appunti su alcune cartelle, come potete vedere in questo sito sulla pagina Atelier del portfolio, dedicata ai laboratori, alla qualificazione scolastica e alle letture animate.

Uno degli animali magici che accompagna gli eroi nella favola, nato in uno dei nostri incontri ai Laboratori Pinocchio

Con questa modalità da me ideata (non ho inventato nulla, ho soltanto attinto dalle “acque dei simboli e della creatività” nominando ciò che ho appreso), quella della favola creativa, intendo quest’anno strutturare gran parte dei miei laboratori e letture animate ad alta voce, cucendo tra loro simboli, libri, ricerche, mito e ambiente, alle volte anche intime mitologie personali, esperienze per creare sempre nuovi racconti narrativo-espressivi, perché Il bambino non è un vaso da riempire ma un fuoco da accendere, diceva un certo François Rabelais.

In questo percorso rientrano i Laboratori Pinocchio di quest’anno, citati precedentemente, con il tema del viaggio per il quale ho scelto il titolo “Il mito, la fiaba e l’arte. Siamo tutti Ulisse, siamo tutti Pinocchio”, gli incontri come atelierista alle materne di Ravenna con “La voce degli alberi. Gli alberi ci parlano… impariamo ad ascoltarli”, le letture in collaborazione con l’associazione Fatabutega e la Biblioteca Ottolenghi di Ravenna con “Giardini sottosopra: letture all’ombra di un albero” e la qualificazione scolastica sempre in collaborazione con l’Associazione Fatabutega, con “Legumi: un tesoro per l’uomo e l’ambiente”.

 

“Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita,

vuol dire conservare la curiosità di conoscere,

il piacere di capire, la voglia di comunicare”

(Bruno Munari 1986)


 

 

Albero, vocali e pittura

Cosa possono avere in comune albero, vocali e pittura? Ecco da dove parte questa storia.

Dopo l’incontro di quest’anno con Akira Kasai (maggio 2014), danzatore giapponese e maestro di danza butoh ed euritmia, la mia ricerca ha preso un notevole slancio. Kasai ci parlò della nascita delle vocali e delle consonanti, collegandosi sia all’euritmia, arte del movimento della corrente antroposofica, che alle sue ricerche personali. Ho appreso nuovamente ad andare oltre la forma, attraverso il corpo,  le vocali sono strettamente legate agli elementi naturali e le lettere, nei suoi racconti, ci sono state come “donate” dagli dei, una ricerca molto interessante che non si ferma solo alla danza. In seguito a questa esperienza molto profonda e di ispirazione artistica e “sensibile” è stato mio desiderio elaborare un laboratorio d’arte per bambini che ripercorresse sia le vocali che un elemento molto affine all’essere umano: l’albero.

Un laboratorio che toccasse le corde interne della fantasia e delle emozioni, della sensibilità verso noi stessi e verso la natura.

L’albero ci rispecchia in tante fasi ed è un grande maestro, ricco di saggezza, di pazienza, di vita e, a sua volta, grande spunto per la ricerca artistica.

Così è nato il laboratorio di manualità creativa Alberando le emozioni che tengo a Coriano, Rimini, presso i laboratori extra scolastici Pinocchio fino a maggio 2015. Abbiamo da poco concluso il primo percorso. I primi incontri ci sono serviti per conoscerci, capirci e costruire un albero di cartone che ci accompagnerà durante il percorso, un “albero casa” in cui si può entrare e che decoreremo con disegni, regali e foglie.

Abbiamo appena concluso, come scrivevo, la prima parte del laboratorio, che era quella di pittura, siamo saliti dalla terra al cielo, ma come?

Una volta conclusa la costruzione dell’albero abbiamo sperimentato la A, la lettera della terra, dipingendo con le terre, il luogo in cui il seme può trovare il suo destino, diventando albero.

Dipingere con le terre

Siamo saliti su per il tronco ed abbiamo incontrato la O e il mondo delle O, la sezione dell’albero e la cellula, il suo centro, il suo cuore, la sua linfa vitale, disegnando le cellule, prendendo spunto dai cerchi della sezione dell’albero (molto simili a quelli della sezione della terra).

Sezione di radiceSezione completa della terra


I cerchi dell'alberoSezione di albero

Salendo ancora abbiamo incontrato quel luogo in cui il cielo incontra la terra, laE, proprio tra il tronco dell’albero e i rami. Abbiamo giocato con questa simmetria, con le tempere, e gli spazi “vuoti” della U dove il vento e l’aria giocano tra i rami.

Infine siamo saliti seguendo il movimento dell’albero verso l’alto, la sua spinta verso la luce, la lettera I, dipingendo con gli acquarelli e ciò che abbiamo chiamato “luce materializzata”: il sale.

L’alfabeto delle emozioni

 

L’alfabeto delle emozioni sarà il tema annuale dei laboratori extra scolastici Pinocchio, in collaborazione con l’associazione culturale Piccolo Albero di cui faccio parte. Cosa? Non lo sapevate? Troppe novità tutte assieme? Effettivamente il turbinare, i tanti interessi, i piaceri e gli impegni estivi non hanno permesso l’arrivo di nuove pubblicazioni su questo blog che, per questo motivo, ha sonnecchiato fino ad ora. Sarebbe il caso di svegliarlo con dolci notizie, che ne dite ?

Prima notizia: i laboratori extra scolastici Pinocchio sono partiti il 20 ottobre, ospitati in uno spazio molto accogliente in via Puglie 49 di Coriano, Rimini.

Abbiamo proposte interessanti e divertenti per diverse fasce di età, dalla materna alle medie: movimento espressivo, due laboratori di manualità e creatività, danza moderna, aikido, piccolo circo, falegnameria, cucito e teatro. Tutti questi laboratori seguiranno un filo conduttore, “l’alfabeto delle emozioni”, per accompagnare i bambini nel grande mondo delle proprie emozioni e  di quelle altrui. Le emozioni come risorsa e non come problema, come proposto dalla coordinatrice tecnica dei progetti Alessandra Cevoli. Indirizzare cioè i bambini verso pensieri emozionali utili e non dannosi, ad esempio: “preferirei vincere, ma posso divertirmi a giocare anche se non vinco” (pensiero utile) piuttosto che “non sopporto perdere al gioco” (pensiero dannoso). Quante emozioni esistono, quali emozioni provo, quali ho già vissuto e quali invece no?

Approfondiremo la varietà delle emozioni e la loro alfabetizzazione, i loro stimoli, cosa provocano e come vengono vissute, attraverso tutte le differenti tipologie di laboratorio.

Io mi sto occupando, in particolare, del corso di manualità creativa per bambini dalla prima alla quinta elementare con un laboratorio intitolato Alberando le emozioni, un magico percorso tra le lettere, sette tecniche creative e la costruzione di un albero che “decoreremo” con le nostre emozioni.

Seconda notizia: l’associazione culturale Piccolo Albero, nata da qualche mese e di cui faccio parte, sta crescendo molto bene e oltre a collaborare con i laboratori  extra scolatici Pinocchio di Coriano si occuperà di molti altri corsi e laboratori in Romagna. All’interno dell’associazione oltre ad Alessandra Cevoli, coordinatrice tecnica dei laboratori Pinocchio ed educatrice nel corso di teatro, c’è Alice Kupczyk che conduce il laboratorio di movimento espressivo e io curo la manualità creativa.

Cosa aspettate dunque? Venite a trovarci a Coriano o visitate la nuovissima pagina Facebook Piccolo Albero per rimanere aggiornati.

Laboratori extra scolastici Pinocchio 2014, 31 ottobre | Mutazioni in corso per Halloween

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Il Bosco dei Folletti

Shhhhh… ascolta…  cosa dice quell’ albero? Hai visto che ti guarda? Senti il falco sotto il sole che vola in alto, canta e danza; la sera arriva una volpe che ruba l’uva e il bosco incanta con i suoi suoni e profumi. Poco più in là, nella fattoria, Sancho l’asino bianco ti chiama perché vuol la pappa 😀 e se ti avvicini non sarà l’unico a salutarti, accorreranno in molti, tra caprette e cavalli curiosi.

Il Bosco dei Folletti Il magico Bosco dei Folletti vi attende per un incontro fatato con la natura e gli animali che lo abitano.

Il Bosco dei Folletti si trova nell’Ostello San Martino ed è aperto a chi ama e rispetta la natura, i bambini sono tutti invitati, per loro c’è sempre un posto e qualche fatina pronta ad accompagnarli nel bosco. Nella fattoria ci sono tanti animali da conoscere: cavalli, asini, capre, jak, daini, maialini e tanti altri. Inoltre è possibile prenotare laboratori creativi di ogni genere, dalla pittura con le piante ai sacchetti di stoffa con le erbe profumate, dal riciclo alla danza teatro. Il Centro per l’ambiente San Martino propone anche interessanti feste e visite guidate notturne per i più coraggiosi. Le domeniche si ospitano le famiglie e ci sono tanti giochi da fare, vedere per credere!

Il Bosco dei Folletti Il magico Bosco dei Folletti vi attende per un incontro fatato con la natura e gli animali che lo abitano.

Chi scrive è fatina Smemorina che vi saluta e vi aspetta  assieme alle sue amiche Rosi, Fru Fra e… mhm, come si chiamano? Lippi? Mizzi? Accidenti, si è dimenticata di nuovo qualcosa! Fortunatamente le sue amiche la conoscono, è proprio smemorata e i folletti l’aiutano nel bosco, così non ci si perde 😉

Il Bosco dei Folletti Il magico Bosco dei Folletti vi attende per un incontro fatato con la natura e gli animali che lo abitano.

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Giocando con Madre Na Tura

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Cosa accadrebbe se giocassimo con Madre Na Tura mettendoci al suo posto per un giorno? Chi è Madre Na Tura? La Mamma di ogni cosa, la prima Mamma, creatrice del mondo assieme al Signor Evo Luzione.

In questo laboratorio liberamente tratto dal racconto Madre Na Tura decide di cambiare il mondo di Alberto Moravia  (dalle Storie della preistoria), che verrà letto ai partecipanti, ci inoltreremo sino all’origine dei tempi per creare maschere teatrali di animali tutti nostri, partendo dai tre preferiti di ciascun partecipante e mescolandone le caratteristiche, quasi un capriccio creativo.

I bambini avranno modo di approfondire e rinforzare certe necessità interiori quali: bellezza, forza, agilità, eleganza e altro lavorando con le caratteristiche peculiari degli animali prescelti. Un laboratorio creativo per riflettere sulle cose poiché partiremo da oggetti riciclati come bottiglie di plastica, tappi, cartone, scatolette, stoffe sino a trasformare lo scarto in opera artistica.

Cercheremo di capire da dove vengono le -cose- e perché saperle usare sia importante, come racconta Annie Leonard nel video La storia delle cose, che vedremo insieme nel luogo in cui si terrà il laboratorio: il Golem di Urbino.

Un incontro per riflettere sull’importanza dell’ambiente, della Natura e dei suoi tempi, delle sue magie e, a pensarci bene, dei suoi miracoli.

Il laboratorio è rivolto ai bambini che frequentano la IV e la V elementare e prevede un massimo di 15 partecipanti. Per partecipare è necessario iscriversi contattando l’indirizzo e-mail: g.errede@gmail.com

. Giocando con Madre Na Tura Locandina del laboratorio

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Stranimali

Diamo una mano alla primavera? Giusto una manina, qualche piantina.
Diamo una mano alla natura, per aiutarla a mantenersi pura.
Come si fa, dove si va?
Io conosco chi vi potrà aiutar: il loro nome è Stranimali e son divertenti da inventar!
Con vecchi flaconi è bello costruir.
Qualche ritaglio e orecchie e gambe si possono trovar.
Riempiamoli di terra, nascondiamo un semino e aspettiamo di vederli fiorir.

 

Stranimali Stranimale sorridente con pianta, una sorta di elefante, animale saggio e ricco di memoria

 

Nasturtiums Fiori di Nasturzio, ne useremo i semi al laboratorio degli Stranimali.Stranimali è un divertente laboratorio di riciclo per creare vasi o contenitori. Essendo ora la stagione della primavera, bambini, uniamoci tutti e aiutiamola piantando tanti semini. Vedrete poi che bei fiorellini! Quindi la plastica verrà riutilizzata per contenere ciò che fiorirà, alle mamma e ai papà non spiacerà se qualche fiorellino si potrà anche mangiare, perché di semi della pianta di Nasturzio si parla: bei fiorellini colorati e piccanti. I semi di Nasturzio sono anche relativamente grandi per essere presi in mano dai bambini più piccoli. I semi che useremo nel laboratorio sono gentilmente concessi dalla azienda agricola Artemisia.

Il laboratorio è rivolto ai bambini dai 5 anni in su e prevede un massimo di di 12 partecipanti. Per le prenotazioni siete invitati a contattare la Libreria Parole al Vento.

 

Stranimali Stranimale con ciuffo alla moda nato da un fusto di detersivo e una pianta particolarmente indicata per la purificazione dell'aria dallo smog (la Dracena).

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Maschera e Tragedia, la canzone del capro

C’è una particolare forza dell’opera
che riesce a farsi dimenticare in quanto tale,
ma che lascia il suo seme.
Italo Calvino, Perché leggere i classici

Ecco il volto antico di un Dioniso, apparentemente dimenticato e perso nei meandri del tempo. Anche i miti bussano alle porte della memoria, con le loro barbe dalle sembianze di pigna (culla di sementi), proprio come compare in questa terracotta e come accennato da Calvino: sembrano dimenticati, i miti, le opere, ma lasciano le loro storie da coltivare e far crescere. Proseguiamo il viaggio della maschera iniziato con gli uomini zoomorfi dagli strani copricapi e costumi (Le origini della maschera) navigando nei mari dei miti, della fiaba ma, sopratutto, dei culti dionisiaci: sono molti i punti d’incontro tra le fiabe della tradizione, i miti e le tragedie. In questi racconti sempre originali compaiono eroi, protagonisti di avventure e disavventure. Ma perché i classici rimangono originali oltrepassando le barriere del tempo e cosa c’entra Dioniso? Italo Calvino diceva a proposito dei classici: “Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell’universo, al pari degli antichi talismani”.

Il classico è quel racconto da servir da modello e la sua culla è la tragedia greca che pian piano ci ricollega a quell’uomo barbuto che compare ad inizio pagina. Come tramandare un modello e incarnare avventure se non osservando e vivendo una buona tragedia a teatro? I nostri antenati lo facevano, quando gli attori erano ritenuti persone sagge ed onorevoli quanto i politici. Il teatro, un mondo in cui da sempre reale e fantastico si uniscono in un equilibrio che sembra sempre venir rotto e ricostituito.
Niente di meglio che servirsi di una maschera, tra gli equilibri bislacchi, per evocare quegli archetipi che ognuno di noi conserva nel cuore. Pare che le tragedie all’inizio fossero rituali, odi per i capri, animali sacri a Dioniso. Ecco cosa c’entra Dioniso. Aristotele nella Poetica (IV, 144 9a) afferma che la tragedia deriva da “coloro che intonavano il ditirambo”, un canto corale in onore di Dioniso in cui avveniva un dialogo fra chi guidava il coro, detto corifeo, e il resto del coro.
Il teatro tragico è dunque da lui collegato al culto dionisiaco. Come accade per le origini della maschera, che rimangono ignote, anche le origini della tragedia hanno il loro velo di mistero, forse è proprio questo a renderla ancor più magica. I miti parlano del quotidiano, dei sogni, ma non hanno un giorno natale, né un’origine, come fossero sempre vissuti nel mondo dell’invisibile per essere poi cantati e raccontati al mondo manifesto, attraverso quel mezzo che noi chiamiamo “maschera”, nel teatro.

Il ghigno di Papposileno L’incredibile maschera del saggio essere semi-ferino di età ellenistica, recuperata dal fondo del mare. Nella cultura greca Papposileno vive nei boschi, detesta la società civilizzata e partecipa a cortei e banchetti cantando con voce melodiosa.

Abbiamo parlato delle tragedia perché ancora una volta c’è un animale a far da tramite tra noi e la maschera. nella foto precedente compare la maschera di Papposileno con il suo ghigno, un’opera usata a teatro e ritrovata sul fondo del mare. Questo volto apparteneva ad un essere mitologico semi-ferino, cioè mezzo uomo e mezzo animale, belva, chiamato appunto Papposileno: si narra fosse un anziano saggio ma selvatico a cui venne affidato Dioniso quand’era solo un bambino. Erodoto, invece, nelle Storie (I, 23) racconta che l’inventore della tragedia e il cantore fu Arione di Metimna: fu il primo a dare un titolo a ciò che pronunciava il coro recitando in opposizione al canto, durante le odi.
Egli insegnò agli uomini truccati da satiri con orecchie caprine, a cantare tali inni. Per incarnare il mito ecco la maschera, il trucco, un animale parlante. Il termine ‘tragedia’ pare derivi dalla parola τραγος, capro, un animale presente nelle tradizioni mitologiche greche. Spesso infatti Dioniso era assimilato ad un capro e i componenti del coro che intonavano il ‘ditirambo’ (l’ode del capro, da ‘Tragos’, capro e ‘Odia’, ode) in onore a Dioniso erano satiri, per metà uomini e per metà capri. Aristotele nella Poetica riferisce che la tragedia si sviluppò sempre più fino a raggiungere la sua forma classica.

Gli spettacoli allestiti in occasione di queste feste religiose erano pubblici e aperti a tutti: il momento della partecipazione alle rappresentazioni era un’occasione importante per la vita della città, faceva parte dell’educazione del cittadino, della sua παιδεια (paideia): esso racchiudeva in sé una valenza religiosa, in quanto la tragedia è un esempio divino e una riflessione divina sulla natura della divinità; una valenza politica, in quanto il teatro greco ha funzione educativa rivolta a tutti i cittadini; e infine agonistica, essendo una vera e propria gara poetica, a conferma dello spirito agonistico molto forte nella mentalità dei greci.

Essendo queste rappresentazioni una forma di culto pubblico, ciascun cittadino poteva essere ammesso gratuitamente; solo in seguito fu stabilito un gettone d’ingresso, al prezzo di due oboli, che dava diritto a un posto numerato; tuttavia i cittadini poveri godevano di un sussidio dello Stato ed erano ammesse anche le donne, perché a tutti doveva essere consentita la partecipazione a questo importantissimo mezzo di educazione sia civile che religiosa.

(Fonti: Mondo greco)

Maschere greche da teatro Maschere greche usate nella rappresentazioni delle tragedie.

Una ulteriore versione dei fatti ci spiega come all’inizio gli attori non usavano maschere ma trucchi a base di biacca. Fu Tespi, altro supposto creatore della tragedia, a introdurre l’uso della maschera di lino, a volte di sughero o di legno. Non se ne è conservata nessuna, tranne qualche copia di marmo o di terracotta.

Fu indotto a questa soluzione per motivi di forza maggiore: nel teatro una distanza di almeno 18 metri separava gli attori dal pubblico, che sedeva nella prima fila, al di là dell’orchestra, e circa 90 metri li dividevano dalle ultime file. Era quasi impossibile percepire i mutamenti del volto, così essenziali nelle rappresentazioni teatrali.

In effetti, ciò che più importava al pubblico greco, che non disponeva della guida di un programma, era di individuare subito il personaggio (un attore poteva cambiare maschera nel corso della stessa rappresentazione). Conoscendo approssimativamente la trama, il pubblico era in grado di individuare immediatamente dalla maschera il personaggio in scena.

La maschera finì col coprire tutta la testa, per cui non si usavano parrucche separate. La faccia veniva dipinta di bianco-grigio per rappresentare le donne, e con colori più scuri per rappresentare gli uomini. Mostrava lineamenti naturali ben marcati. Polluce enumera ventotto maschere di repertorio per i personaggi della tragedia.

Anche il coro portava maschere.

Mosaico con maschere sceniche Mosaico, intarsio II secolo d.C. Mosaico cm 74,6 trovato nel 1824 nella Vigna dei Gesuiti sull'Aventino, Roma.

(Fonte: Baccanti)

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Il mistero dei Freddarelli

Questa volta giunti in libreria un mistero ci ha avvolti, un mucchio di roba bianca con un solo animale, una sorta di serpentello che ne usciva fuori, se ne stava immobile al centro della stanza. Ma come? Non eravamo venuti a scoprire i Freddarelli o come li chiamano? E dove sono gli altri animali? Niente, c’era solo un mucchio di stracci, un ammasso informe e bianco, e quel serpentello che forse era un indizio.

2014, gennaio | Freddarelli Un serpentello mezzo dragoCosì, con l’aiuto di esperti al mio fianco ci siamo messi a studiare questa schiuma che sembrava secca; non era lana, zucchero filato neanche, forse barba bianca… finché, dopo una paziente analisi siamo giunti a conclusione: doveva essere sicuramente neve calda! Sapevamo che i Freddarelli, come dice il Manuale degli animali inventati, sono timidi perché bisogna farli nascere. In più a nostro favore avevamo la presenza di quel serpentello mezzo drago che una volta carezzato si era mostrato tenero e morbidoso, molto colorato. Altre fonti  ci dicevano che questi animali tenerosi ci avrebbero salvato e protetto dal freddo, come farlo se non con della neve calda? Ci siamo messi quindi a riempire quei saccottini lunghi lunghi con tanta neve calda, qualcuno assomigliava ad una lumaca, altri a gufetti o a gattini. Con i colori sono spuntati occhietti, nasini, baffi e casette di lumache.

2014, gennaio | Freddarelli Personalizzando i Freddarelli dopo averli imbottiti di neve caldaGrazie all’abilità dei miei piccoli grandi amici e delle loro mamme coraggiose sono nati tanti begli animaletti, Freddarelli personalizzati e protettori dei bambini da ogni temibile spiffero. Inoltre ci sentivamo molto soddisfatti d’aver risolto un grande mistero: esiste la neve calda. Che bella la neve, ci si gioca e si creano pupazzi di neve… ma anche la neve calda è bella e utile per creare pupazzi! E voi avete mai giocato con la neve calda? Nuovi Freddarelli vi aspettano con nuovi misteri da svelare e io sono sempre in cerca di aiutanti volonterosi e coraggiosi per proseguire l’avventura.

2014, gennaio | Freddarelli Operazione Freddarello conclusa e riuscitissima

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