Questa favola è un valido esempio di iniziazione alla paura per i nostri piccoli che mira a infondere coraggio. È una storia edita da Calvino che presenta alcuni elementi tipici della fiaba infantile, genere perpetuato attraverso una tradizione umile e familiare, con caratteristiche in questo caso, data la prossimità della festa di Halloween, “paurose e truculente” come scrive lo stesso Calvino, caratteristiche in gran parte opposte a quel che sono oggi i requisiti della letteratura infantile. Entrare nell’atmosfera di questa fiaba è facile,  basta immaginare un focolare, una vecchia poltrona e un narratore maturo che racconta ai nipoti la terribile storia di ″Giovannin senza paura”. Si può partecipare al terrore che la voce infonde nell’animo dei piccoli uditori quando descrive il fischiare delle canne all’esterno del palazzo e pronuncia le terribili parole: -“Butto butto, butto giù nel nome di Dio! E butupum dal camin vien giù una gamba”.  Si racconta dunque ai ragazzi ciò che nel mondo c’è di anomalo, terrificante, brutale, cattivo e mostruoso che, se affrontato con astuzia, porta “tesoro” e grandi doni. Il prezioso dono delle  fiabe invece rimane quello di infondere coraggio e  fiducia nella vita attraverso l’esperienza iniziatica del racconto.

 

GIOVANNIN SENZA PAURA

Liberamente tratto da Fiabe italiane, di I. Calvino

 

C’era una volta un ragazzetto, chiamato Giovannino senza paura, perché non aveva paura di niente, ma proprio di niente, né dei ragni, né dei serpenti, né dei cani,  né dei draghi, né delle streghe… Giovannino se ne girava per il mondo e una sera, che c’era un forte temporale, si fermò in una locanda a chiedere alloggio.

– Qui di posto non ce n’è, è tutto pieno, — disse il padrone, — ma se non hai paura ti mando in un palazzo abbandonato.

– Perché dovrei aver paura?

– Perché ci si sente e nessuno ne è potuto uscire altro che morto. La mattina ci va la Compagnia con la bara a prendere chi ha avuto il coraggio di passarci la notte.

Figuratevi Giovannino! Si portò un lume, una bottiglia, una salciccia, e andò. A mezzanotte mangiava seduto a tavola, quando dalla cappa del camino sentì una voce che diceva:

– Butto?

E Giovannino rispose:

– E butta!

Dal camino cascò giù una gamba d’uomo. Giovannino non si spaventò per nulla e bevve un bicchier di vino. Poi la voce disse ancora:

– Butto?

E Giovannino: – E butta!

E venne giù un’altra gamba. Giovannino addentò la salsiccia.

– Butto?

– E butta! –   E venne giù un braccio. Giovannino si mise a fischiettare.

– Butto?

– E butta! –    E giù un altro braccio.

– Butto?

– E butta!

E cascò un busto che si riappiccicò alle gambe e alle braccia e Giovannino vide un uomo in piedi senza testa.

– Butto?

– Butta!

Cascò la testa e saltò in cima al busto. Era un omone gigantesco.

Giovannino alzò il bicchiere e disse: – Alla salute!

L’omone disse: – Piglia il lume e vieni.

Giovannino prese il lume, ma non si mosse.

– Passa avanti! – disse Giovannino.

– Tu! –  disse l’uomo.

– Tu! — disse Giovannino.

Allora l’uomo passò avanti e attraversò il palazzo, una stanza dopo l’altra, con Giovannino dietro che faceva luce. In un sottoscala c’era una porticina.

– Apri! – disse l’uomo a Giovannino.

E Giovannino: – Apri tu!

E l’uomo aprì con una spallata. C’era una scaletta a chiocciola.

– Scendi! – disse l’uomo.

– Scendi prima tu! – disse Giovannino.

Scesero in un sotterraneo e l’uomo indicò una lastra di pietra per terra.

– Alzala!

– Alzala tu! – disse Giovannino.  E l’uomo la sollevò come fosse stata una pietruzza. Sotto c’erano tre marmitte d’oro.

– Portale su! – disse l’uomo.

– Portale su tu!  – disse Giovannino.

– E l’uomo se le portò su una per volta.

Quando furono di nuovo nella sala del camino, l’uomo disse:

– Giovannino, l’incanto è rotto!

In quel momento gli si staccò una gamba che sparì su per il camino.

– Di queste marmitte una è per te –  e gli si staccò un braccio che s’arrampicò su per il camino.

– Un’altra è per la Compagnia che ti verrà a prendere credendoti morto – E gli si staccò anche l’altro braccio,  che seguì il primo.

– La terza è per il primo povero che passa!  – Gli si staccò l’altra gamba e l’omone rimase seduto per terra.

– Il palazzo tienilo pure tu! – E gli si staccò il busto e rimase solo la testa. Infine anche la testa si sollevò e salì per la cappa del camino.

Giovannino finì di mangiare la sua salsiccia e poi andò a dormire e si addormentò tranquillo come un angioletto. All’alba aprì la finestra e sentì un canto: Miserere mei, miserere mei.  Era la Compagnia con la bara che veniva a prendere Giovannino pensando che fosse morto. Figuratevi quando lo videro alla finestra che fumava la pipa! Giovannin senza paura con quelle monete d’oro fu ricco e abitò felice nel castello. Finché un giorno non gli successe una cosa davvero strana… Era sera, il sole stava tramontando ed egli stava camminando lungo la strada. Improvvisamente vide un’ombra scura dietro di sé. Si girò e si spaventò così tanto, ma così tanto, che cadde a terra morto. Sapete cos’aveva visto? Niente di terribile, semplicemente la sua OMBRA.

Questa è la storia di Giovannin che non aveva paura di niente, fuorché della sua ombra.

 

(Italo Calvino, Fiabe italiane, volume I, Oscar Mondadori, Milano, 2011)

[hr]

Tag:, ,