Festa in maschera per Halloween Festa in maschera per Halloween

Si avvicina il tempo di Halloween, nei campi si intravvedono zucche quasi pronte per essere raccolte, l’autunno fa cadere le sue foglie, tutto intorno ci dice che è tempo di rallentare dopo l’esplosione estiva, la natura inizia a riposare. Ma quali sono le radici della festività di Halloween?

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In rete riecheggiano miti lontani e storie di Celti. Secondo il calendario celtico in uso 2000 anni fa tra i popoli dell’Inghilterra, dell’Irlanda e della Francia settentrionale, l’anno nuovo iniziava il 1º novembre. Questo giorno coincideva con la fine della stagione calda, celebrata la notte del 31 ottobre con la festa di Samhain. Per un popolo essenzialmente agricolo come i Celti, l’arrivo dell’inverno era associato all’idea della morte e si credeva che gli spiriti esercitassero il loro potere sui raccolti dell’anno nuovo. La festa di Halloween sarebbe dunque legata al mondo della natura, ma è davvero così lontana da noi e dalla nostra cultura? La parola Halloween è attestata per la prima volta nel XVI secolo, e rappresenta una variante scozzese del nome completo All-Hallows-Eve, cioè la notte prima di Ognissanti.

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Nella nostra penisola abbiamo avuto modo di festeggiare questo periodo attraverso la festa di Ognissanti, seguita dalla Commemorazione dei defunti, istituita ufficialmente da papa Gregorio IV nell’840.
Ricapitolando, un anno sta finendo, arriva il riposo, è tempo di riflessione e con questa festività, attraverso il gioco e i dolcetti, viene dato modo di riflettere anche ai bambini su una componente molto importante della nostra vita: gli antenati. Mio figlio sta studiando a scuola proprio in questi giorni, in storia, gli antenati. Sul quaderno si trova giustamente scritto: coloro che sono vissuti prima di noi. La memoria degli antenati è importante, getta buona fondamenta per il rispetto ed una vista più ampia sul mondo, non ci fa dimenticare, magari ci aiuta a migliorare.

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Allora ecco che ritroviamo dolci come “Le ossa dei morti” in Sicilia, a Catania, che scrocchiano al morderle e pare siano durissime. La commemorazione dei defunti diventa quindi un momento per richiamarne la memoria con serenità, trasmettere ai bambini il ricordo di chi non c’è più nel modo a loro più adatto: il gioco.
In Sardegna questa commemorazione è conosciuta come Is Animeddas, Su Candeleri, Su mortu mortu, Su Peti Cocone, Su Prugadoriu o Is Panixeddas a seconda delle zone ed è una tradizione antichissima e prevede anch’essa di andare per le case a chiedere di far del bene per le anime dei morti. In alcuni paesi del Goceano, subregione della provincia di Sassari, è inoltre usanza intagliare le rape e esporle illuminate con lumini durante la notte dei morti.

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A Orsara di Puglia, un piccolo paese montano della provincia di Foggia, la notte tra l’1 e il 2 di novembre si celebra l’antichissima notte del “fucacost” (fuoco fianco a fianco): davanti a ogni casa vengono accesi dei falò (in origine di rami secchi di ginestra) che dovrebbero servire a illuminare la strada di casa ai nostri cari defunti (in genere alle anime del purgatorio) che in quella notte tornano a trovarci.
Sulla brace di questi falò, poi, viene cucinata della carne che si mangia in strada e si offre ai passanti. Nella giornata dell’1, nella piazza principale, si svolge la tradizionale gara delle zucche decorate (definite le “cocce priatorje” – le teste del purgatorio).

Allora venite mostri, spaventapasseri, diavoletti e fantasmini, streghette e vampiri, salutiamo ciò che non conosciamo e che ci può spaventare, ridiamone assieme sgranocchiando dolcetti e coccole di zucchero, illuminando di risate e zucche decorate la nostra strada e quella di chi non c’è più, non si sa mai che ci sia uno zio che confonde le strade o un nonno smemorato che perde il cammino.

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