Vademecum: la “Fiaba Creativa”

In copertina un meraviglioso acrilico su legno di Olaf Hajek dal titolo “Nature Man 3”.

L’anno che sta per passare è stato un anno pieno di novità, un anno intenso. Un cambio di casa, una nuova sede lavorativa, tante nuove idee e soddisfazioni , nuove e adorabili persone sono entrate nella mia vita.

Per prima cosa non posso fare altro che parlare del Centro la Lucertola di Ravenna, un luogo meraviglioso in cui sono approdata grazie all’Associazione Fatabutega, un centro per l’ambiente con una falegnameria fantastica! E certamente, non solo la falegnameria 😀 (anche il prezioso magazzino pieno di materiali). Un ottimo staff pieno di persone competenti e creative, da anni e per l’anno che è in arrivo se ne vedranno delle belle (potete seguirci sulla pagina Facebook).

Ma veniamo al dunque, esiste un mondo, quello della creatività, che permea ogni cosa. Io lo vedo ovunque, dal pulviscolo alla foglia, dall’insetto all’albero, dalla terra alle galassie. Ogni cosa per me è arte (e danza, ma questo meriterebbe un altro articolo). In tutto ciò si può ben capire che con così tanta arte che ci circonda ovunque non si possa che creare confusione, ad un certo punto. Come dare un senso alle cose? Gli umani hanno sempre cercato di riprodurre a loro immagine e somiglianza (si, mi ricorda qualcosa) tutto ciò che non gli era direttamente visibile, per catalogare l’inspiegabile ed ecco comparire fate, gnomi e folletti. Esiste un altro luogo in cui l’invisibile viene catalogato, questo luogo che partecipa dell’infinito è nei simboli. I simboli a loro volta navigano nei fiumi della memoria, pronti a scaturire da ciò che Jung chiamava inconscio collettivo, sostando tra favole e miti. Fantasie e creatività possono iniziare a prendere forma, senso compiuto, soltanto modificando l’ordine di apparizione e successione di questi simboli, giocando con la dinamicità e capacità di trasformazione di questi simboli. Ne sa qualcosa il Signor Propp con la sua Morfologia della fiaba o l’immancabile Gilbert Durand con Le strutture antropologiche dell’immaginario.

Per me e il mio personale percorso, in poche parole > arte> creatività> fantasia> simboli> fiaba.

(La casa della strega Baba Yaga secondo Feng Zhu design)

Sta prendendo forma, tramite questo susseguirsi di parole e forme, ciò che io chiamo la “Fiaba Creativa”, in essa vi rientrano tante tecniche pittoriche, scultura, manualità creativa di ogni forma, danza e movimento. Un sentiero, quello dei simboli, codificabile attraverso altrettante forme espressive. Quest’anno abbiamo, con i bambini del Laboratori Pinocchio, incontrato una strega che ci ha fatto lavorare e dividere la carta, creato rifugi e nidi, disegnato mappe, percorso boschi verticali e ponti lunghissimi, castelli, incontrato animali magici. Stiamo crescendo vivendo la favola creativa, creiamo e viviamo nella fantasia, riportiamo il nostro immaginario su carta o nella scultura, rendiamo viva la favola.

Apprendere quindi tecniche espressive e vivere, per così dire, un percorso iniziatico, è possibile anche sin dalla tenera età perché ogni prova di vita è una iniziazione alla meraviglia che ci circonda e non c’è nulla di meglio dell’arte per poterlo vivere.

Per avere una idea generale di tutto ciò che è avvenuto in un anno di laboratori vi invito a visitare la mia pagina Pinterest My Lab. Pinterest è un canale che utilizzo molto per conservare le documentazioni e creare uno spazio attivo di ricerca da poter condividere con genitori e insegnanti. Molti dei miei incontri o progetti di partecipazione sono conservati in forma di immagini e appunti su alcune cartelle, come potete vedere in questo sito sulla pagina Atelier del portfolio, dedicata ai laboratori, alla qualificazione scolastica e alle letture animate.

Uno degli animali magici che accompagna gli eroi nella favola, nato in uno dei nostri incontri ai Laboratori Pinocchio

Con questa modalità da me ideata (non ho inventato nulla, ho soltanto attinto dalle “acque dei simboli e della creatività” nominando ciò che ho appreso), quella della favola creativa, intendo quest’anno strutturare gran parte dei miei laboratori e letture animate ad alta voce, cucendo tra loro simboli, libri, ricerche, mito e ambiente, alle volte anche intime mitologie personali, esperienze per creare sempre nuovi racconti narrativo-espressivi, perché Il bambino non è un vaso da riempire ma un fuoco da accendere, diceva un certo François Rabelais.

In questo percorso rientrano i Laboratori Pinocchio di quest’anno, citati precedentemente, con il tema del viaggio per il quale ho scelto il titolo “Il mito, la fiaba e l’arte. Siamo tutti Ulisse, siamo tutti Pinocchio”, gli incontri come atelierista alle materne di Ravenna con “La voce degli alberi. Gli alberi ci parlano… impariamo ad ascoltarli”, le letture in collaborazione con l’associazione Fatabutega e la Biblioteca Ottolenghi di Ravenna con “Giardini sottosopra: letture all’ombra di un albero” e la qualificazione scolastica sempre in collaborazione con l’Associazione Fatabutega, con “Legumi: un tesoro per l’uomo e l’ambiente”.

 

“Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita,

vuol dire conservare la curiosità di conoscere,

il piacere di capire, la voglia di comunicare”

(Bruno Munari 1986)


 

 

Albero, vocali e pittura

Cosa possono avere in comune albero, vocali e pittura? Ecco da dove parte questa storia.

Dopo l’incontro di quest’anno con Akira Kasai (maggio 2014), danzatore giapponese e maestro di danza butoh ed euritmia, la mia ricerca ha preso un notevole slancio. Kasai ci parlò della nascita delle vocali e delle consonanti, collegandosi sia all’euritmia, arte del movimento della corrente antroposofica, che alle sue ricerche personali. Ho appreso nuovamente ad andare oltre la forma, attraverso il corpo,  le vocali sono strettamente legate agli elementi naturali e le lettere, nei suoi racconti, ci sono state come “donate” dagli dei, una ricerca molto interessante che non si ferma solo alla danza. In seguito a questa esperienza molto profonda e di ispirazione artistica e “sensibile” è stato mio desiderio elaborare un laboratorio d’arte per bambini che ripercorresse sia le vocali che un elemento molto affine all’essere umano: l’albero.

Un laboratorio che toccasse le corde interne della fantasia e delle emozioni, della sensibilità verso noi stessi e verso la natura.

L’albero ci rispecchia in tante fasi ed è un grande maestro, ricco di saggezza, di pazienza, di vita e, a sua volta, grande spunto per la ricerca artistica.

Così è nato il laboratorio di manualità creativa Alberando le emozioni che tengo a Coriano, Rimini, presso i laboratori extra scolastici Pinocchio fino a maggio 2015. Abbiamo da poco concluso il primo percorso. I primi incontri ci sono serviti per conoscerci, capirci e costruire un albero di cartone che ci accompagnerà durante il percorso, un “albero casa” in cui si può entrare e che decoreremo con disegni, regali e foglie.

Abbiamo appena concluso, come scrivevo, la prima parte del laboratorio, che era quella di pittura, siamo saliti dalla terra al cielo, ma come?

Una volta conclusa la costruzione dell’albero abbiamo sperimentato la A, la lettera della terra, dipingendo con le terre, il luogo in cui il seme può trovare il suo destino, diventando albero.

Dipingere con le terre

Siamo saliti su per il tronco ed abbiamo incontrato la O e il mondo delle O, la sezione dell’albero e la cellula, il suo centro, il suo cuore, la sua linfa vitale, disegnando le cellule, prendendo spunto dai cerchi della sezione dell’albero (molto simili a quelli della sezione della terra).

Sezione di radiceSezione completa della terra


I cerchi dell'alberoSezione di albero

Salendo ancora abbiamo incontrato quel luogo in cui il cielo incontra la terra, laE, proprio tra il tronco dell’albero e i rami. Abbiamo giocato con questa simmetria, con le tempere, e gli spazi “vuoti” della U dove il vento e l’aria giocano tra i rami.

Infine siamo saliti seguendo il movimento dell’albero verso l’alto, la sua spinta verso la luce, la lettera I, dipingendo con gli acquarelli e ciò che abbiamo chiamato “luce materializzata”: il sale.

Auguro il seme ch’è albero

[quote style=”boxed”]Nella pazienza è la tua anima[/quote]

L’augurio dell’attesa consapevole, del seme in attesa di essere seminato, la pazienza della pianta alla fine del suo ciclo, il ritorno alla terra. Sogno seme e albero, sogno la ghianda che è quercia e la quercia che è ghianda. Nella Natura occorre pazienza, noi siamo fatti di Natura. Ci vuole un augurio per riconoscere il terreno adatto e la pazienza di coltivarlo, qualunque esso sia. Roccia, terra, acqua, fango, sabbia, per ognuno esiste un luogo in cui germogliare.

Auguro la lingua dell’anima, la lingua del cuore, la lingua del seme che si prepara alla vita, a germogliare nel suo luogo ideale. Auguro occhi per vedere e percezione per sentire. Il luogo di germinazione potrebbe a volte sembrare disorganizzato e confuso, ma osservando con l’occhio del cuore potrebbe non esserlo. Il nostro germoglio potrebbe fiorire prima o dopo, potrebbe portare frutti il primo anno o necessitare di ottant’anni prima di donare il suo dolce oro.

Auguro l’occhio del cuore nel ritmo della natura e la cura del seme che custodisce il nostro essere più profondo. Auguro di sentire il seme che è albero e l’albero che è seme.

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